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Curiosità, informazioni e approfondimenti sul Diritto Internazionale Umanitario

Tra i compiti istituzionali della Croce Rossa, diffondere la conoscenza del Diritto Internazionale Umanitario da sempre riveste un'importanza fondamentale, e per questo tale attività viene portata avanti a ogni livello, spiegando sia ai cittadini che agli appartenenti alle Forze Armate quali sono le regole che, in un conflitto, tutelano le persone civili e limitano le sofferenze.

CRI Milano per il 2022 ha scelto di diffondere il Diritto Umanitario...in pillole! Una volta al mese verranno pubblicate una serie di grafiche su temi inerenti i conflitti armati e la protezione dei civili, con informazioni generali, spunti e focus specifici.

 

1 - Le regole nei conflitti armati

Chiunque prenda parte a un conflitto armato è tenuto a rispettare da sempre delle regole per salvaguardare i civili, nonché i mezzi e le strutture non utilizzate a scopi militari. L'insieme di regole che normano tali situazioni prende il nome di Diritto Internazionale Umanitario. 

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Il Diritto Internazionale Umanitario (DIU) è una parte del diritto internazionale pubblico e include le regole che, in tempo di conflitto armato, proteggono le persone che non prendono (o non prendono più) parte alle ostilità. Allo stesso tempo pongono limiti ai mezzi e ai metodi di guerra utilizzabili. Lo scopo del DIU è quindi quello di limitare le sofferenze e le perdite inutili, nonché proteggere e assistere le vittime. Il Diritto Internazionale Umanitario non considera le ragioni o la legittimità del ricorso alla forza (ius ad bellum) ma si concentra sul diritto in guerra (ius in bello).

Storicamente il DIU è composto da regole che si focalizzano maggiormente sulla tutela delle persone (diritto di Ginevra), e da altre che normano invece la condotta delle operazioni e limitano i mezzi per nuocere al nemico (diritto dell'Aia). Tra gli strumenti principali del DIU ci sono le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro Protocolli Aggiuntivi del 1977, che insieme contengono più di 600 articoli.

Una delle regole più importanti del Diritto Internazionale Umanitario stabilisce che coloro non sono coinvolti nei combattimenti devono essere protetti e trattati con umanità, senza alcuna distinzione. Il DIU tutela le vittime sia dei conflitti armati internazionali che dei conflitti interni, ovvero quando un combattimento avviene sul territorio di uno Stato tra le forze armate regolari e altri gruppi armati.

2 - I prigionieri di guerra

Cosa succede a coloro che in battaglia vengono catturati dal nemico? Quali sono i loro diritti e i loro doveri nei confronti della Potenza detentrice? Il Diritto Internazionale Umanitario presenta numerose norme che tutte le parti devono rispettare per garantire il giusto trattamento dei prigionieri e tutelare al contempo la loro salute.

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La III Convenzione di Ginevra è un insieme di regole relative al trattamento dei prigionieri di guerra, ovvero i combattenti che nel corso di un conflitto armato internazionale cadono nelle mani della potenza nemica.

I prigionieri devono essere trattati con umanità e hanno diritto a cure mediche, vitto e alloggio adeguati, libertà di culto, protezione da violenze e torture, e a una detenzione in un luogo sicuro lontano dalle zone di conflitto. Sono vietati gli oltraggi alla dignità personale, in particolar modo i trattamenti umilianti e degradanti.

Convenzionalmente è considerato combattente chi è sottoposto ad un commando responsabile, porta un segno distintivo fisso e riconoscibile a distanza, porta apertamente le armi, si uniforma alle leggi e agli usi di guerra. Le spie e i mercenari non hanno diritto allo status di prigionieri di guerra.

Appena catturato, al prigioniero sarà richiesto di dichiarare il proprio nome, cognome, data di nascita, matricola e grado, ma non sarà tenuto a dare altre informazioni utili alle forze nemiche.

Ad eccezione degli ufficiali, ai prigionieri possono essere assegnati dei lavori da svolgere, purché non di carattere militare. Deve essere garantita un’indennità nonché l’applicazione delle leggi nazionali in materia di sicurezza sul lavoro.

Gli effetti personali restano in possesso dei prigionieri e ciò che viene confiscato deve essere restituito al termine della detenzione. Il prigioniero può conservare denaro entro un certo limite e ha diritto a un conto personale aperto dalla potenza detentrice.

In tutti i campi di detenzione devono essere aperti spacci presso i quali i prigionieri possono acquistare cibo, sapone, oggetti d’uso quotidiano e tabacco, a prezzi non superiori a quelli del commercio locale. I guadagni degli spacci devono essere utilizzati a favore dei prigionieri.

I prigionieri di guerra hanno diritto a ricevere le visite di un Delegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) che ha il compito di accettare la salute, le condizioni generali e il trattamento a lui riservato, nel corso di colloqui confidenziali senza testimoni.

Il Delegato CICR organizza inoltre trasferimenti e rimpatri, e favorisce i ricongiungimenti familiari.

Attraverso l’Agenzia Centrale delle Ricerche, il CICR aiuta le famiglie dei prigionieri a rintracciarli, ad avere notizie e a scambiare messaggi con loro.

Subito dopo la cattura, il prigioniero deve poter inviare alla famiglia e all’Agenzia una cartolina che le
informi della sua cattività, del suo indirizzo e dello stato di salute.

 

3 - La protezione dei civili nei conflitti

Nei conflitti armati, i civili pagano spesso un prezzo altissimo e sono vittime di violenze, attacchi brutali e indiscriminati. Le regole del Diritto Internazionale Umanitario prevedono esplicitamente la protezione totale della popolozione civile, che in nessun caso può essere attaccata.

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Nei conflitti armati sono vietati gli attacchi contro la popolazione civile e i beni civili. Ogni attacco deliberato e intenzionale contro la popolazione civile costituisce un crimine di guerra.

Il nemico deve trattare la popolazione civile con umanità, senza discriminazioni basate su razza, colore, credo religioso, sesso, nascita, estrazione sociale o criteri analoghi. Restano vietate le violenze contro la vita e l'integrità corporale, specialmente l'assassinio in tutte le sue forme, la cattura di ostaggi e gli oltraggi alla dignità personale.

Durante le ostilità, non si possono attaccare, distruggere e mettere fuori uso i beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione, che deve essere protetta anche da atti e minacce di violenza volte a diffondere terrore.

Gli ospedali civili in nessun caso possono essere attaccati. Le Parti in conflitto devono inoltre accordare il libero passaggio di personale e materiale sanitario per la cura e l’assistenza della popolazione, e accaccordi per l’evacuazione di feriti, malati, anziani, donne e bambini dalle zone assediate.

Nei territori occupati militarmente, occorre sempre assicurare la fornitura di viveri e medicinali, tenendo ben a mente che è vietato, come metodo di guerra, far soffrire la fame ai civili.

Deportazioni e trasferimenti forzati fuori del territorio occupato sono vietati, salvo che per questioni di sicurezza della popolazione o impel­lenti ragioni militari.

Le Parti in conflitto devono sempre fare distinzione tra civili e combattenti, nonché fra i beni di carattere civile e gli obiettivi militari, dirigendo le operazioni soltanto contro gli obiettivi militari (principio di distinzione).

Ogni comandante militare, prima di lanciare un attacco, deve valutare che ci sia un vantaggio militare concreto e diretto nell'azione militare, in relazione alle perdite umane e ai danni alla popolazione e ai beni civili, causati incidentalmente (principio di proporzionalità).

Sono pertanto vietati gli attacchi indiscriminati, ovvero non diretti contro un obiettivo militare specifico, o che impiegano metodi e mezzi di combattimento i cui effetti non pos­sono essere limitati all’obiettivo militare che si intende colpire.

Nel caso di attacchi che possano colpire la popolazione civile, dovrà essere dato un avvertimento in tempo utile per permettere l’evacuazoine, salvo che le circostanze lo impediscano.

Se non per assoluta necessità militare, l a Potenza occupante non può distruggere i beni mobili o immobili appartenenti a persone e organizzazioni private, allo Stato o a enti pubblici.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) garantisce il rispetto dei diritti fondamentali dei civili e delle norme stabilite dalla IV Convenzione di Ginevra e daI I Protocollo Aggiuntivo in merito alla protezione dei civili che non prendono parte alle ostilità.

Il CICR dialoga in maniera diretta e riservata con le autorità competenti per prevenire o porre fine alle violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, e opera sul campo per fornire assistenza alla popolazione, distribuire aiuti, curare ed evacuare i feriti e ristabilire i legami familiari.

4 - La tutela dei beni culturali nei conflitti

Il patrimonio culturale costituisce l'essenza, la storia e l'identità di un popolo. Per questo motivo i beni culturali vengono spesso attaccati e presi di mira nei conflitti, in modo da colpire non i singoli combattenti ma l'intera comunità. Sono attacchi ad alto potenziale simbolico, che provocano effetti psicologici profondi e lasciano le persone disconnesse e senza legami con la propria identità e la propria storia.

Il Diritto Internazionale Umanitario tutela i beni culturali e identifica i meccanismi di protezione affinché anche nei conflitti armati venga salvaguardato il patrimonio culturale dell'umanità.  

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Il Diritto Internazionale Umanitario tutela il patrimonio culturale dei popoli, prevedendo specifiche norme per la salvaguardia dei beni culturali e meccanismi di protezione da attuare in caso di conflitto armato.

Secondo la Convenzione dell’Aja sono considerati beni culturali i monumenti architettonici, i siti archeologici, le opere d'arte, i manoscritti, libri e qualunque altro oggetto di interesse artistico, storico, o archeologico. La tutela è allargata anche agli edifici che conservano i beni mobili, come musei, biblioteche, archivi, rifugi e centri monumentali.

Le Parti in conflitto devono tutelare l’integrità dei beni culturali indipendentemente dal territorio di appartenenza, impegnandosi a non utilizzarli per scopi che potrebbero danneggiarli o distruggerli, nonché a evitare ogni ostilità e rappresaglia nei loro confronti.

Per tutelare maggiormente alcuni beni di particolare importanza, sono previste due specifiche forme di protezione: speciale e rafforzata. Le Parti in conflitto devono garantire l’immunità di questi beni protetti e ogni attacco deliberato e non giustificato contro essi è da intendersi come un crimine di guerra.

Per accordare a un bene culturale la protezione rafforzata, occorre che sia considerato della massima importanza per l'umanità, che sia protetto da leggi nazionali che ne riconoscano il valore culturale e storico eccezionale, e che non sia usato per scopi militari o come scudo a postazioni militari.

In caso di occupazione militare, la Potenza occupante è tenuta a supportare le autorità nazionali del territorio per assicurare la salvaguardia dei propri beni culturali, nonché a garantire i provvedimenti conservativi necessari. Gli occupanti non possono esportare, rimuovere, trasferire o distruggere beni culturali, storici o di valore scientifico, nonché effettuare scavi archeologici.

In tempo di pace, gli eserciti devono dotarsi di regolamenti per assicurare la protezione dei beni culturali, impegnandosi a trasmettere alle truppe uno spirito di rispetto verso la cultura e il patrimonio culturale dei popoli.

Per facilitare l’identificazione del patrimonio culturale in caso di conflitto, è possibile apporre sui beni un segno distintivo riconosciuto a livello internazionale: lo scudo blu. Per i beni culturali immobili sotto protezione speciale, nonché in caso di trasporto degli stessi, il contrassegno è ripetuto tre volte.

Tutti gli Stati devono predisporre meccanismi di tutela e istruzioni per la protezione dei beni culturali situati sul loro proprio territorio contro gli effetti prevedibili di un conflitto armato, preparando inventari, predisponendo le misure d'emergenza in caso di incendi o cedimenti strutturali, e pianificando l’eventuale spostamento dei beni culturali mobili.

Le parti in conflitto devono inoltre rimuovere i beni culturali mobili dalla vicinanze di obiettivi militari o fornirgli adeguata protezione, evitando inoltre di posizionare obiettivi e postazioni militari nei pressi di beni culturali.

 

Le "pillole" diventano una mostra divulgativa

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La campagna “Il DIU... in pillole!” si declina in una mostra per incontrare il pubblico offline. “Anche le guerre hanno delle regole” ha lo scopo di sensibilizzare studenti, istituzioni e cittadini sull’importanza del rispetto della dignità umana in qualunque contesto, anche nei conflitti armati.
Pannello dopo pannello, vengono approfonditi temi specifici quali la protezione dei civili e dei beni culturali, il trattamento dei prigionieri di guerra e la funzione protettrice dell’emblema della Croce Rossa. La mostra è composta da dodici pannelli raffiguranti foto scattate nei numerosi teatri di guerra in cui opera il Comitato Internazionale della Croce Rossa, corredate da testi di approfondimento.

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