Lunedì, 23 Novembre 2020 18:45

Persone senza dimora più colpite dal disagio psicologico dovuto alla pandemia: lo studio a Milano

Persone senza dimora più colpite dal disagio psicologico dovuto alla pandemia: lo studio a Milano Daniele Aloisi / CRI Milano

Disturbi del sonno, attacchi d’ansia, senso estremo di solitudine e aumento dell’irritabilità. Sono solo alcuni dei sintomi di cui hanno sofferto migliaia di persone in Italia a causa del lockdown. Numerosi studi hanno evidenziato come l’incertezza della situazione e del futuro hanno causato un incremento del disagio psicologico ed emotivo generale. A farne le spese molto spesso le fasce più fragili della popolazione come i bambini e gli anziani, che più di altri hanno subìto gli effetti del distanziamento sociale e del confinamento domestico.

L’isolamento forzato può essere vissuto non solo tra le mura di casa ma, paradossalmente, anche per le strade e le piazze di una città deserta. Nelle grandi metropoli le persone senza dimora hanno perso i propri riferimenti sociali e le proprie abitudini, e inoltre hanno visto ridursi le possibilità di assistenza e supporto solitamente garantito da enti e associazioni. Questo nonostante le persone in strada siano tra le più colpite da Covid-19 in termini di mortalità.

Chi vive in strada ha infatti pagato a caro prezzo le misure restrittive per la limitazione del contagio e fa i conti tutti i giorni con restrizioni, mancanza di accesso a servizi essenziali e isolamento estremo. Ciò ha pesanti ricadute sul piano psicologico ed emotivo.

A mappare la situazione degli homeless nella nostra città è stato un laureando dell’Università degli Studi di Milano, Sebastiano Rinaldo, che tra luglio e ottobre ha affiancato le unità di strada della Croce Rossa di Milano e provincia per sottoporre dei questionari alle persone che vivono in strada e misurare il grado di disagio psicologico avvertito durante il lockdown.

La tesi, che vede come relatrice la Dott.ssa. Anna Esposito e come correlatore il Dott. Antonio Villa, è stata supportata anche dallo staff della Croce Rossa di Milano, in particolar modo dal referente dell’unità di strada psicologica Federico Lupo Trevisan. Quest’ultimo ha inoltre aiutato l’autore nella revisione del questionario per adattarne i quesiti alla realtà della strada, nonché nell’identificazione del metodo migliore per introdurre le domande alle persone intervistate.

Lo ricerca ha tenuto in considerazione numerosi parametri tra i quali i livelli di ansia e tristezza percepiti, il grado di solitudine e il numero momenti di serenità e positività/negatività provati durante la giornata. Ai 106 partecipanti alla ricerca è stato chiesto inoltre di valutare il proprio grado di autosufficienza nella quotidianità, come la facilità di accesso ai servizi, l’utilizzo dei mezzi pubblici, delle mense e delle docce pubbliche. Un altro aspetto preso in considerazione è stata la qualità del sonno, in molti casi ritenuta migliore in quanto l’assenza di rumori e disturbi ha garantito un maggior riposo nelle ore notturne.

È stato poi utilizzata la “morale scale” del Philadelphia Geriatric Center per valutare, con un approccio multidimensionale, l’umore percepito nelle persone attraverso tre fattori: agitazione, atteggiamento verso il proprio invecchiamento e soddisfazione solitaria.

I dati raccolti, sono stati confrontati con quelli di uno studio precedente somministrato alla popolazione generale. Il confronto tra le due ricerche ha permesso di appurare che le persone senza dimora, e in particolare le donne, hanno percepito complessivamente un maggior disagio psicologico rispetto al resto della popolazione, dovuto soprattutto alla mancanza di risorse personali per contrastare la situazione.

Per quanto riguarda i giovani si registra invece una controtendenza. La fascia giovane degli homeless ha avvertito infatti un minor disagio psicologico rispetto alla controparte appartenente alla popolazione generale, composta prevalentemente da studenti e giovani lavoratori. Questo trend si spiega con il fatto che i giovani senza dimora erano già abituati a momenti di solitudine e isolamento sociale, e non hanno quindi sofferto per la chiusura di scuole, locali e luoghi di aggregazione giovanile.

La tesi di laurea di Sebastiano Rinaldo, come altre simili condotte in altri contesti, conferma l’importanza della tutela delle persone senza dimora, una delle fasce più colpite dalla pandemia e dai suoi effetti indiretti, attraverso interventi specifici e che tengano in considerazione la complessità del fenomeno. Non solo quindi la soddisfazione dei bisogni materiali, ma una cura della persona più profonda, che passa anche attraverso il rapporto personale, lo scambio, il confronto con gli operatori sul campo.

La Croce Rossa di Milano lo fa garantendo ogni notte assistenza e supporto, provvedendo, oltre che alla fornitura di cibo, coperte e vestiti, all’assistenza sanitaria e psicologica attraverso specifiche unità di strada con personale specialistico. Un approccio il più possibile ampio che nel periodo del lockdown non si è fermato ed è stato anzi potenziato grazie anche al contributo dei tanti operatori dei comitati della Croce Rossa della provincia di Milano.